La Corte di Appello di Genova
sezione specializzata per i minorenni

 

Riunita nella persona di

dott. Luigi Rovelli                        Presidente
dott.  Virginia Sangiuolo              Consigliere rel.
dott. Riccardo Realini                   consigliere
dott. Matteo Bovone                     componente privato
dott. Elvezia Benini                       componente privato

ha emesso il seguente

DECRETO
Nella procedura n.  449/2006  reg. minori promossa da
G.A.     e  B.
Elett. dom. in Genova, piazza Leonardo da Vinci 2/3 presso l’avv. Camilla Dolcini che li rappresenta e difende unitamente all’avv. Alberto Figone per mandato  in calce al reclamo

Nella procedura si è costituita la Ambasciata in Italia della Repubblica del Belarus,  con elezione di domicilio in Genova Via Caffaro 2A/6, rappresentata e difesa dall’avv.A. Gazzolo, in una con l’avv. Diego Perugini del Foro di Roma per mandato in calce alla copia notificata del reclamo

E’ intervenuta la Ai.Bi  Associazione Amici dei Bambini con sede in Melegnano in persona del Presidente e legale rappresentante, con elezione di domicilio in Genova, Via XX Settembre 14/17 presso l’avv. Cecilia Cavanna che la rappresenta e difende  unitamente agli avv. Paola Perrino del Foro di Pavia e  Gabriella Semenzi del Foro di Milano per mandato  a margine della comparsa di intervento
E’ intervenuto il P.G.

Letti  ed esaminati gli atti, visti gli atti di costituzione delle parti, esaminata la documentazione,  ed udito il relatore;
sentite le parti reclamanti, e preso atto delle difese svolte oralmente alla udienza, la Corte osserva.

 
La Procura della Repubblica presso il T.M. di Genova ha ricevuto a fine luglio 2006 una segnalazione proveniente dalla Procura della Repubblica presso il T.M. di Torino inerente  la vicenda di un minore bielorusso, di nome J. Kurinovich; detto minore  aveva riferito di aver subito violenze  in una con altra minore, V. Maroz, nell’istituto nel quale entrambi erano ricoverati; la Procura evidenziava che ambedue i minori  erano collocati presso famiglie italiane, nell’ambito di un programma di  collaborazione tra i due Paesi destinato a consentire a bambini provenienti dall’area denominata di Chernobjl,  soggiorni  estivi in Italia.
La locale Procura svolgeva attività istruttoria, provvedeva ad ascoltare i  coniugi G.collocatari di V., che essi pure  riferivano circostanze preoccupanti sul vissuto della bambina e fornivano notizie su di una condizione di forte tensione emotiva che la minore, al suo terzo soggiorno in Italia, aveva mostrato nel corso dell’ultimo periodo.
Sulla minore erano svolti altresì accertamenti medici anche presso l’Istituto Gaslini ; veniva sentita la segretaria della organizzazione che gestisce i soggiorni italiani dei minori bielorussi, che essa pure dava atto di aver rilevato una condizione di emotività nella minore nel corso di una comunicazione telefonica occorsa con la medesima.
Acquisita la relazione di uno psicologo che aveva seguito la minore su incarico dei coniugi G. la Procura sollecitava al T.M. di Genova la adozione di provvedimenti urgenti,   e di approfondimenti istruttori  comunque chiedendo l’affido della minore al Comune  nel quale all’epoca essa dimorava.
Il T.M. con un primo provvedimento in data 27/29 luglio 2006 rilevata la esistenza di una situazione problematica conseguente alla mancanza  in V. di punti di riferimento affettivo nel Paese di provenienza e al serio sospetto che la minore avesse ivi avuto a subire gravi abusi e maltrattamenti, provvedeva a sollecitare il Comune di Cogoleto acchè predisponesse interventi di appoggio anche psicologico alla minore tramite il locale servizio sociale, svolgendo attività di approfondimento della situazione.
Le attività di accertamento erano svolte anche per il tramite della Polizia Giudiziaria; veniva acquisita copia della documentazione inerente alla diversa procedura, radicata per J., nanti il T.M. di Torino.
Il 12/8/2006 la Ambasciata del Belarus sollecitava il pronto rimpatrio della minore, trasmettendo la istanza in proposito formulata dal Centro Nazionale per le adozioni bielorusso.
Il giorno successivo la minore era ascoltata dai CC di Cogoleto, ed in quella sede ribadiva  di avere subito in patria delle violenze  manifestando  la propria ferma intenzione di non fare rientro nel Paese di origine.
In data 16/8/2006 il T.M. di Genova dava atto che la minore presentava segni di profonda sofferenza psichica, che essa aveva dichiarato di aver subito gravi abusi, che il racconto dei maltrattamenti  asseritamente subiti trovava riscontro in dichiarazioni di analogo tenore rese dal minore J. per il quale era stata avviata analoga procedura dinanzi al T.M. di Torino; dava atto che l’ Autorità Bielorussa ancora non era stata informata dei gravi fatti che la bambina aveva denunziato; su tali premesse provvedendo in via urgente ai sensi dell’art. 9 della Convenzione dell’Aja del 1961 provvedeva ad affidare la minore al Comune di Cogoleto acchè essa rimanesse collocata presso gli odierni reclamanti, mandando all’Ente Locale affidatario di esperire gli interventi più opportuni a fini diagnostici , di approfondimento e di cura.
Disponeva che del provvedimeno si desse notizia alla Autorità del Paese di provenienza della minore, anticipando che le  misure adottate sarebbero cessate non appena le Autorità Bielorusse avessero  assunto le opportune determinazioni; disponeva che il Comune di Cogoleto riferisse sugli interventi esperiti entro il 30/10/2006.
Nel frattempo il Centro Adozioni Bielorusso  nuovamente sollecitava il rimpatrio della minore e il T.M. provvedeva ad inviare la documentazione medica inerente agli accertamenti esperiti sulla stessa; la Autorità straniera  si riservava di predisporre un programma di interventi riabilitativi sia per V. sia per J. e nominava degli specialisti che avrebbero dovuto accertarne le condizioni in loco.
Il 25 agosto la minore veniva visitata collegialmente dai due specialisti nominati come sopra, alla presenza di operatori italiani che essa già conosceva,  tra i quali lo psicologo, dott. Barbagelata redattore della relazione acquisita agli atti ; la minore rifiutava di essere sottoposta a visita dai sanitari bielorussi , e rispondeva in lingua italiana alle domande che le venivano rivolte;  rifiutava di  togliersi alcun indumento e la visita non poteva che essere superficiale ed esterna.
La Ambasciata ancora una volta sollecitava il rimpatrio della minore, evidenziando che il programma riabilitativo predisposto garantiva gli interessi della bambina , e che il rifiuto da parte delle Autorità Italiane avrebbe cagionato gravi ripercussioni nelle relazioni inerenti gli affidamenti provvisori di minori bielorussi a famiglie italiane; nel contempo il Comune di Cogoleto suggeriva di proseguire il soggiorno in Italia di V. manifestando di volere farsi carico della assistenza all’uopo necessaria ; l’operatore neuropsichiatra che aveva seguito la minore poneva in evidenza i seri rischi che un distacco traumatico da quello che la minore sente come proprio habitat avrebbe potuto arrecarle.
Con il decreto 7/9/2006 il T.M. rilevando che le misure in precedenza disposte a tutela della minore dovevano essere ritenute efficaci solo in via provvisoria ed interinale ed in attesa delle disposizioni opportune da emanarsi da parte della Autorità competente, rilevando che la Repubblica del Belarus aveva nel frattempo redatto un programma riabilitativo dettagliato e si era detta disponibile a consentire che il rientro della minore fosse accompagnato  ed appoggiato dai collocatari e da specialisti  italiani di fiducia , sottolineato che le esigenze della minore- che appariva duramente provata dagli eventi occorsi- andavano  comunque garantite in modo pieno, revocava il precedente provvedimento, disponendo che il rimpatrio della bambina fosse accompagnato dalla presenza dei collocatari sig.G.ed appoggiato da due operatori specializzati,  che d’intesa e col consenso delle autorità bielorusse avrebbero proseguito nella cura e nell’appoggio alla minore riferendo al T.M. sull’andamento delle sue condizioni e sulla natura degli interventi eseguiti.
Auspicava che fosse possibile porre in essere detti interventi come previsto, nello spirito di collaborazione nell’interesse della minore che la Convenzione dell’Aja- alla quale ambo i Paesi avrebbero aderito- suggerisce come necessaria; richiedeva ai Ministeri competenti l’avvio delle azioni più opportune acchè detta collaborazione potesse essere attuata.
In data 8/9/2006  veniva acquisita per il tramite della Commissione per le Adozioni Internazionali la manifestazione di disponibilità ,da parte della Autorità Bielorussa, ad attuare detta collaborazione e a consentire la presenza in loco dei coniugiG.e dei sanitari sopra menzionati,
Nella medesima data, stabilita per la partenza dall’Italia della minore, questa non veniva trovata al domicilio, gli odierni reclamanti dichiaravano di non aver avuto legale conoscenza del provvedimento ma nel contempo rifiutavano di consegnare la minore alle autorità preposte al suo rimpatrio; il T.M. dava disposizioni per il suo rintraccio  .
Il decreto 6/7-9-2006 è stato fatto oggetto di reclamo con contestauale istanza di sospensione da parte dei Giusto-B.che lo hanno censurato sotto distinti profili.
Hanno preliminarmente rilevato che erroneo era il presupposto giuridico sul quale esso era fondato, ovvero la ritenuta vigenza, per ambo i Paesi, della Convenzione dell’Aja del 1961, cui per contro la Repubblica Bielorussa non aveva aderito; detta Convenzione era pertanto applicabile solo sotto il profilo previsto dall’art. 42 della legge 218 del 1995,  e così in relazione alla urgenza, in ragione della persistenza della minore  straniera – che versava pacificamente in una condizione di estrema difficoltà- sul territorio italiano.
Applicabile era pertanto il solo comma 1 e non il 2 dell’art. 9 della predetta Convenzione, sì che doveva escludersi che il ( preteso ) venir meno della condizione di pericolo potesse far caducare la giurisdizione della Autorità Giudiziaria Italiana, che restava ferma una volta radicata in ragione del pericolo.
Sotto distinto profilo, il provedimento era inG., immotivato ed inaccettabile, attesocchè, dimenticando quanto espresso nel precedente decreto emesso solo pochi giorni prima, assunto in una dichiarata  condizione di estrema urgenza, aveva posto nel nulla le sagge previsioni ivi emesse, senza considerare che il rimpatrio forzato esponeva la minore- che aveva già manifestato e cercato di attuare intenti suicidari- a grave pericolo per la sua stessa sopravvivenza oltre che per il suo equilibrio psichico.
Hanno evidenziato che il programma,  ritenuto adeguato dal T.M., altro non era che una previsione non personalizzata di attività che non apparivano mirate a farsi carico delle esigenze specifiche di V.,  presumibilmente erano state assunte sulla scorta delle considerazioni manifestate dalle due operatrici che avevano partecipato alla visita collegiale del 25/8/2006 e conseguentemente erano prive di alcuna significatività, considerato che le predette non avevano potuto né esaminare né visitare la minore che aveva rifiutato ogni contatto.
Contraddicendo se stesso, il T.M. aveva pertanto autorizzato l’allontanamento della bambina senza darsi carico del pregiudizio che la decisione le avrebbe certamente apportato, obliando che le garanzie verbali che le Autorità Bielorusse avevano manifestato quanto alla presenza nel loro Paese deiG.e dei sanitari indicati da questi ultimi avrebbero potuto con estrema rapidità venire revocate, esponendo la bambina ad un trauma che ne avrebbe messo a rischio la sopravvivenza .
Allegavano inoltre che il provvedimento aveva tenuto in nessuna considerazione la volontà motivatamente espressa dalla minore, che avendo compiuto 10 anni aveva, sulla base delle previsioni del sul ordinamento, una età che le consentiva di esprimere un intendimento  tutt’altro che  irrilevante sotto il profilo giuridico .
La decisione trascurava altresì i più basilari principi che presidiano le decisioni in materia di minori,  principi che si traggono dalla Convenzione di New York sui diritti del Fanciullo ( diritto alla vita, a condizioni esistenziali che garantiscano lo sviluppo psicofisico, l’equilibrio emotivo, la soddisfazione delle esigenze di vita e crescita, a trattamenti riabilitativi idonei in caso di  previo maltrattamento.)
Hanno pertanto chiesto la sospensione della efficacia del provvedimento,e l’affido a sé della minore; in subordine, la conferma del già disposto affido al Comune di Cogoleto, con collocazione presso di sé.
In subordine, l’avvio di un trattamento riabilitativo e pedagogico in Italia di durata almeno annuale,e la eventuale successiva rivalutazione del rientro nel Paese natale decorso detto periodo.
Alla udienza odierna dinanzi alla Corte riunita in camera di Consiglio sono comparsi i reclamanti personalmente ,assistiti ai rispettivi  procuratori, nonché il Console in Italia della Repubblica del Belarus, che si costituito resistendo al gravame; è intervenuta, spiegando intervento adesivo dipendente la Associazione Amici dei Bambini e ha assunto conclusioni anche il P.G.
Dopo ampia discussione , sentite le parti la Corte si è riservata la decisione, che assume come in appresso.

Deve essere affrontata preliminarmente la questione del difetto di giurisdizione, prospettabile ex officio, e comunque sollevata dalla difese della  parte resistente sotto i seguenti profili.
La difesa della Ambasciata , premesso di costituirsi non per la Repubblica del Belarus che è Stato indipendente e sovrano, ma per  far valere le ragioni del tutore della minore,ha rappresentato che

  • La minore è di nazionalità bielorussa
  • La Republica di Belarus quale stato sovrano ha tutti i diritti e doveri di tutela nei confronti dei  propri cittadini non autonomi, per motivi di età o condizioni psicofisiche;
  • Conseguentemente i provvedimenti assunti dalla Autorità Giudiziaria Italiana nei confronti della minore devono ritenersi validi ed efficaci solo ai sensi dell’art. 9 della Convenzione dell’Aja  del 5/10/1961 per come richiamato dall’art. 42 della legge 218/1995;
  • Che detta giurisdizione, radicata in ragione della urgenza di provvedere, viene meno una volta che la Autorità del Paese nazionale della minore abbia assunto  adeguate misura a suo sostegno;
  • Che, una volta acquisita notizia della situazione di Viktorya, la Bielorussia ha predisposto un programma riabilitativo, e che provvidenze ancora più mirate saranno assunte una volta che la minore abbia fatto ritorno nel Paese di origine e sia stata ivi visitata;
  • Che il programma di cui si è detto era stato recepito dal T.M. decidente a presupposto del proprio provvedimento.

Sul punto, per contro ,i reclamanti sostengono che l’art. 42 della legge 218/1995 conterrebbe il solo richiamo del primo comma dell’art.9, e non del successivo, con la conseguenza che la giurisdizione acquisita in virtù della “ urgenza di provvedere” non verrebbe meno una volta eliminata la situazione che la ha determinata e spetterebbe conseguentemente in toto alla  nostra Autorità Giudiziaria.
La Corte reputa che sul punto il gravame non sia fondato.
E’ incontestato che  l’art. 42 della legge 218/05 nel prevedere  al primo comma che “ la protezione dei minori è in ogni caso regolata dalla Convenzione dell’Aja del 5/10/1961 sulla competenza delle autorità e della legge applicabile in materia di protezione dei minori, resa esecutiva con la legge 24/10/1980 n. 742”  e al secondo che “ le disposizioni della Convenzione dell’Aja si applicano anche alle persone che sono considerate minori soltanto dalla loro legge nazionale, nonché alle persone la cui residenza abituale non si trova in uno dei Paesi contraenti”  fondi una eccezione alla generale regola, vigente nel nostro diritto  processuale, in virtù del quale la  nostra giurisdizione può essere esercitata solo su cittadini, o  soggetti stranieri che si trovino in  alcuna delle condizioni previste  e regolate dall’art. 4 del c.p.c.
Al di fuori delle previsioni di detta norma, la nazionalità straniera di V. la sottrae pertanto alla giurisdizione della Ago, salvo che per la adozione delle misure di protezione previste dalla Convenzione dell’Aja; poiché all’art. 9 questa prevede la possibilità” in tutti i casi di urgenza” per le Autorità di qualsivoglia Stato contraente- quale è l’Italia- sul territorio del quale si trovi un minore che versi in una condizione di pericolo, di adottare misura protettive, se ne ricava che la giurisdizione dura se e fintantochè debba condizione sussista, il che si induce e dalla logica e dalla lettera del secondo comma del medesimo articolo che espressamente prevede che la giurisdizione “ di soccorso” venga meno non appena lo Stato di appartenenza abba adottato “ le misura imposte dalla situazione”.
La lettura che si è premessa è confortata dalle previsioni del successivo articolo 10 della Convenzione, che prevede che “ per quanto possibile, al fine di assicurare la continuità del regime applicato al minore, le Autorità dello Stato contraente adottano misure nei suoi confronti solo dopo aver proceduto a uno scambio di vedute con le Autorità degli altri Stati contraenti di cui sono ancora in vigore le decisioni”, il che è a dire che la condizione di urgenza pur imponendo la adozione di provvidenze temporanee non vanifica  il preesistente legame  con l’ ordinamento straniero, che sussiste  e  permane in virtù dei principi giuridici e convenzionali vigenti.
La presenza nel territorio italiano del minore e l’urgenza di provvedere a sua tutela si pongono pertanto come presupposti fattuali  fondanti la giurisdizione ( sul punto,  d’altronde, vedi  Cass. n. 1 del 9/1/2001 che espressamente prevede come in situazioni siffatte “ la natura provvisoria dei provvedimenti impedisce che gli stessi determinino una regolamentazione stabile del rapporto e che ogni decisione sul mantenimento di tali misure spetti in via definitiva al giudice del luogo di abituale residenza del minore al quale deve essere data immediata comunicazione di detti provvedimenti “); la conseguenza è che la mancata sussistenza  o il venir meno di anche solo uno di essi elide quella che è la piattaforma fondante la giurisdizione radicata in via di urgenza.
Sostenere il contrario- come postula la difesa impugnante- varrebbe a fondare una sorta di perpetuatio, di una giurisdizione senza limiti di tempo quanto ad uno straniero che non versi in una delle condizioni previste dall’art. 4 del c.p.c. e che si  sia magari trovato sul nostro territorio in una condizione anche di precarissima difficoltà, il che è contrario non solo ad ogni logica, ma anche ai fondamentali principi che presidiano il  nostro diritto internazionale privato, e lo stesso spirito della Convenzione dell’Aja del 1961.
Tanto premesso,  ritenuto che la giurisdizione sussiste nei limiti tracciati dall’art. 9 della Convenzione dell’Aja come sopra richiamata, e ritenuto che la competenza a provvedere pacificamente apparteneva  all’organo adito ( e compete oggi a questa Corte)  in virtù della ubicazione della dimora  della minore nel periodo di permanenza nel nostro Paese, occorre vagliare l’ulteriore profilo, esso pure pregiudiziale, della  integrità del contraddittorio.
Gli atti precedenti, ivi compreso il provvedimento qui reclamato, sono stati fatti oggetto di notificazione da parte della cancelleria, ai ministeri e agli enti nel decreto indicati.
Nello stesso modo si è proveduto alla notifica del reclamo, ad opera degli impugnanti; si è per contro omessa la notificazione e del gravame e del decreto oggetto di censura,  nei confronti del tutore della minore, ovvero del soggetto munito di potestà sulla medesima, secondo le previsioni dell’ordinamento giuridico di lei, ai sensi dell’art. 20 della legge 218/1995.  
Sulla scorta del diritto vigente nella Repubblica del Belarus, alla stregua del quale deve essere valutata la capacità della minore in oggetto, secondo quanto documentato alla udienza dalla difesa della Ambasciata, deve ritenersi che  la Giunta distrettuale di Vileika sia l’organo di tutela e affidamento di tutti i minori residenti sul  relativo territorio ai sensi dell’art. 143 del codice del matrimonio e della famiglia; nello specifico, sempre secondo la medesima fonte, le funzioni tutorie sulla medesima risultano rivestite ed espletate dal direttore dell’istituto ove la minore trovavasi ricoverata nel Paese di origine ( art. 174 del suddetto codice) .        
A tale soggetto, titolare del potere tutorio sulla bambina, avrebbe dovuto essere notificato, stanti le gravi implicazioni sulle condizioni di vita della bambina, e il provvedimento gravato – al pari dei precedenti- e il gravame; peraltro la Corte rileva che con atto depositato in data odierna la Giunta distrettuale di Vileika ha delegato il Console della Ambasciata Bielorussa in Italia a curare i propri interessi nella vicenda, presso qualsivoglia istituzione italiana.
Il che,  valendo quale mandato sostanziale, fa ritenere che la costituzione in causa della Ambasciata  e la adozione delle conclusioni che si sono premesse, sia valsa a sanare il vizio, e a rendere corretta la costituzione del contraddittorio, considerata anche la natura del presente procedimento, caratterizato da una maggiore semplicità  formale rispetto al procedimento contenzioso ordinario.
Quanto alla costituzione in giudizio della Associazione, considerata la natura degli interessi diffusi  dei quali essa è statutariamente portatrice e gli scopi della di lei attività, ben può ritenersi ammissibile la suapartecipazione al giudizio, seppure al mero scopo di sostenere la difesa reclamante.
Sgombrato il campo dalle questioni pregiudiziali , deve essere affrontato il merito della vicenda, a principiare dalla –dubitata dalla Ambasciata resistente- legittimazione attiva dei reclamanti ad azionare la procedura
La risoluzione della questione appare strettamente connessa alla ricostruzione del ruolo esercitato  nella vicenda ai coniugi G. nei periodi di temporanea presenza della minore nel nostro Paese.
Occorre rammentare che costoro, nell’ambito di un programma di collaborazione avviato dall’Italia non solo con la Bielorussia, ma anche con molti altri Paesi d’Europa, che ha procurato e seguito per più di un decennio decine di migliaia di soggiorni in Italia  di bambini stranieri, hanno manifestato la propria disponibilità ad ospitare, per alcuni mesi all’anno   un bambino straniero.
Lo scopo, altamente umanitario, era quello di  consentire a minori privi di riferimenti familiari, a volte affetti da deficit, e comunque bisognosi di periodi di soggiorno in località climatiche, di fruire di periodi di benessere proficui per il fisico e il morale; le disponibilità degli aspiranti collocatari vengono vagliate da organizzazioni accreditate che si sono fatte carico della  loro preparazione e dell’avvio di contatti con le strutture estere di residenza dei minori.
Nel caso di V., la bambina ha fruito di tre soggiorni presso i medesimi coniugi; si ignora con quali modalità le coppie aspiranti  , e in concreto i G. siano state preparate alla esperienza di temporaneo accudimento dei minori, ma è a dire che i coniugi reclamanti sono stati valutati come adeguati, sotto il profilo personologico,  quanto alla natura del rapporto di coppia e quanto ad equilibrio nella sfera psico-affettiva, nell’ambito della procedura dai medesimi avviata, finalizzata all’ottenimento della idoneità alla adozione di un minore straniero.
In concreto l’ambientamento della bambina presso di loro si è svolto in modo apparentemente ottimale, ed essa ha anzi sempre più rafforzato il desiderio di permanere in Italia presso quelli che ha manifestato di considerare “ i genitori”.
Il che, occorre rimarcarlo,  è tutt’altro che infrequente : appartiene all’ovvio che bambini privi di famiglia nel Paese di origine e spesso provenienti da situazioni sociali disagiate o con livello economico  più basso di quello italiano  trovino un migliore habitat presso famiglie  selezionate che offrono loro, oltre ad ogni confort, anche e soprattutto quel calore di affetti che in istituto   non può che essere carente, e conseguentemente sviluppino la aspirazione o il desiderio di permanere quivi.
Tutt’altro che infrequenti sono pertanto- come ogni giudice minorile ben sa- le difficoltà ed i problemi che si profilano, e per il minore e per la famiglia ospitante, al momento del pur previsto e necessario ritorno in Patria.
Così è avvenuto per V. e così  è accaduto per altri minori; a fronte delle comprensibili difficoltà affettivo-emotive alcuni collocatari hanno  cercato di contrastare il rimpatrio, altri- la maggioranza-  lo ha consentito sia pure con difficoltà e disagio, altri hanno cercato di percorrere, quanto al minore la cui conoscenza era stata avviata, la strada adottiva.
Nel caso di specie, l’affetto che V. ha manifestato per i conugi G.e che dagli stessi le è all’evidenza ricambiato, si è espresso con  una particolare intensita  , che in parte giustifica i drammatici accadimenti successivamente occorsi, in ragione della esistenza ,nella minore, di una condizione di tensione anomala ed accentuata, riferito a vicende subite nell’istituto di provenienza assai pesanti e munite di rilevanza penale, eventi che  la hanno provata al punto da indurla a tentare il suicidio  pur di evitare il rimpatrio.
La  tormentata storia di V., che ha in tal modo  pienamente giustificato l’intervento d’urgenza del locale T.M., intervento messo in moto dalla iniziativa della locale Procura, ha sconvolto gli animi e provocato forti reazioni nell’opinione pubblica; essa non deve comunque far dimenticare il reale ambito, giuridico ma altresì oggettivo, nel quale la vicenda va inquadrata : la vicenda si concreta in  un rapporto di affetti costruito, istituzionalmente, sulla precarietà , che nasce da una prassi, lodevole negli intenti, di soggiorno solo temporaneo  che in sé non è finalizzato ad attribuore  al bambino straniero una nuova famiglia in via definitiva.
Se tale era o è diventata la intenzione dei G. ben avrebbero essi dovuto percorrere la vita adottiva, ovviamente con le modalità che il Protocollo Italia-Belarus prevede; nelle more la loro posizione  in oggi, resta quella di coadiutori dell’Ente locale già affidatario della minore, donde costoro non hanno, sotto il profilo tecnico-giuridico, alcuna veste per impugnare il provvedimento de quo, che al più avrebbe potuto essere gravato dallo stesso Ente Locale, o dal tutore della minore, che peraltro della procedura non è mai stato noviziato ma che è comunque presente in causa rappresentato dall’Ambasciatore , oltre che dal P.M.
Una diversa valutazione  è del tutto ingiustificabile sotto il profilo giuridico e si pone in insanabile contrasto con tutti i principi che regolano la materia,   attribuendo legittimazione sostanziale e processuale a soggetti che non detengono, neppure in parte ,la potestà sulla minore ,  e che pertanto di questo procedimento non sono  parti sotto il profilo tecnico-giuridico .
Ciò  riveste valore assorbente ed è di per sé preclusivo di ogni ulteriore determinazione; peraltro il clamore mediatico che ha accompagnato tutte le fasi della vicenda-  che certo non ha giovato alla serenità della bambina oltre che alla soluzione positiva del caso, ancor più dopo le ultimissime vicende che hanno sottoposto la piccola ad ulteriori repentini cambiamenti di vita e di habitat- impongono la valutazione nel merito della situazione, e la espressione delle considerazioni che seguono.
Quand’anche iG.fossero legittimati al reclamo, esso sarebbe pacificamente da respingere : come si è è premesso, la giurisdizione del Giudice Italiano nella vicenda sussiste solo e limitatamente alla urgenza di porre rimedio alla situazione, di forte tensione e di rischio per la salute psichica della bambina, e sino a quando la Autorità del Paese natio non ne fosse stata notiziata _ cfr. in proposto il decreto impugnato- e non avesse potuto predisporre un programma idoneo.
Come ovvio, la adeguatezza delle misure predisposte non può essere vagliata se non sotto un profilo meramente formale da questo Ufficio, rientrando nel libito delle Autorità bielorusse- che correttamente hanno riservato il miglior esame della situazione ad epoca successiva  ad un più approfondito esame della bambina, da parte degli specialisti che sono stati nominati per provvedervi.
Non può peraltro trascurarsi che l’Italia, al pari della Republica del Belarus , ha sottoscritto la Convenzione di New York dei diritti del Fanciuollo; detta Convenzione contiene- come noto- dopo un complesso ed articolato preambolo, importanti affermazioni, sul diritto del minore  a vedersi collocato al centro di ogni decisione che lo riguardi,e ad avere cure e protezione mirati al raggiungimento del suo benessere, a fruire di condizioni di vita che ne garantiscano la crescita equilibrata, a mantenere la propria identità e ad essere rispettato come persona.
Tali principi impongono alla Autorità procedente di ritenere che un residuo spicchio, della giurisdizione caducata in ragione del venir meno della “ urgenza”, persista nel potere-dovere di garantire che il ritorno in patria di V. si svolga in modo non traumatico e sia adeguatamente preparato sotto il profilo psicologico.
Da qui, la necessità di conservare confermandole le previsioni che il  Giudice di primo grado ha saggiamente previsto quanto alle modalità attuative del ritorno e che risultano esser state concordate dalle Autorità Centrali dei due Paesi e che la Corte non dubita vengano integralmente e lealmente  applicate; alla minore deve essere garantito, nel rispetto dei principi della Convenzione cui si è da ultimo fatto cenno, che il ritorno in Patria sia  per così dire “filtrato” e preparato dalle due specialiste della ASL preposte che già hanno avviato la loro attività e che collaboreranno con i colleghi bielorussi nella presa in carico della bambina.
I coniugi Giusto- che sono stati parte importante del mondo di V.-potranno collaborare , nell’interesse della bambina, nel compito di cui sopra, con le modalità che il T.M. ha suggerito ma che saranno più precisamente previste dalle Autorità Centrali dei due Paesi, nello spirito di collaborazione  auspicato non solo dalla Covenzione dell’Aja bensì anche dalla Convenzione di New York e che deve presiedere tutte le disposizioni attinenti ai minori.
Quanto alla dichiarazione di “diminuita disponibilità” della Repubblica del Belarus nei confronti dei G. essa non costituisce secondo l’avviso della Corte una circostanza che possa importare un mutamento delle disposizioni, proprio perché la primitiva manifestazione di disponibilità costituiva parte integrante e presupposto fondante della valutazione di idoneità delle garanzie offerte per realizzare il rimpatrio della bambina,  integrando una circostanza il cui eventuale venir meno modificherebbe in modo sostanziale gli elementi offerti alla valutazione della Corte e così l’equilibrio fattuale sul quale è stata costruita la decisione di primo grado che costituisce unico oggetto dell’odierno esame.
Non si reputa necessario disporre l’ascolto della bambina, che pure la Convenzione di New York  suggerisce laddove si debba provvedere  sulle sorti di un minore, giacchè  essa è già  stata sentita ed ha espresso una motivata e ferma decisione , a tutti nota, sì che l’ incombente si risolverebbe in una esperienza di  inutile ulteriore traumatizzazione, dato l’esito ineludibile della presente decisione,  priva di giuridica rilevanza per quanto si è premesso.
In corso di stesura del presente provvedimento, la Corte  ha informalmente appreso che, su iniziativa  della Autorità Bielorussa, si è provveduto al trasferimento della piccola V. con modalità diverse da quelle come sopra stabilite.
A quanto è dato sapere ciò sarebbe avvenuto in forza di un decreto del T.M. di Genova successivo a quello oggetto della odierna cognizione, decreto che, emesso dopo la sottrazione della minore ad opera della coppia reclamante, consentirebbe che il trasferimento possa avvenire con modalità più semplici e meno garantite rispetto a quelle previste nel provvedimento qui reclamato.
Detta circostanza, che non è stata fatta oggetto di disamina,  non può che sottrarsi alla cognizione di questo Ufficio non potendo essere oggetto di alcuna valutazione .
Il gravame va pertanto  disatteso e il provvedimento gravato per quanto di ragione confermato, con compensazione delle spese di lite stante la materia oggetto del contendere.

P.Q.M.

Decidendo la controversia, respinge il reclamo proposto dai coniugiG.–B.avverso il decreto emesso dal T.M. di Genova in data 7/9/2006 che  per quanto di ragione conferma, compensando le spese.
Dispone che del presente decreto si dia comunicazione :
ai reclamanti al domicilio eletto;
alla Ambasciata della Repubblica del Belarus come sopra;
alla intervenuta Associazione;
al Comune di Cogoleto;
alla ASL 3 genovese;
alla Presidenza della Commissione Adozioni Internazionali;
al Ministero degli  Affari Esteri;
al Ministero delle Politiche della Famiglia;
al Ministero di Grazia e Giustizia;
al Ministero della Solidarietà Sociale;
al P.G. presso questa Corte
al Tribunale per i Minorenni di Genova .

Così deciso in Genova, il 28/9/2006

IL PRESIDENTE

FWT Homepage Translator

 

 

 

 

NON ILLUDERTI ALEX MAUGERI

 

 

 

 

 

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