Il bilancio sociale fra etica ed efficacia

 

 

Una nuova via per lo sviluppo delle imprese nell’ambito di un rapporto socialmente responsabile


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La Rsi- Responsabilità sociale dell’impresa – è ormai tema di diffusa discussione e, da argomento addetti ai lavori che era, è progressivamente assurto a tema di ampio dibattito del corpo sociale, da ultimo anche in ambito politico. Sembra ineluttabile che l’impresa assuma ruoli fino a pochi anni addietro impensabili: in qualità di parte di un sistema sociale, essa deve o dovrà assumere responsabilità verso quell’ambiente sociale – sia interno sia esterno – del quale non può disconoscere la propria appartenenza.
Sul tema Rsi – o Csr, per usare il meno equivoco acronimo anglosassone - si confrontano scuole di pensiero diverso: quella europea, da sempre incline a maggior attenzione al rapporto impresa – società e quella statunitense, che ad un’adeguata attenzione a tale tema sembra essere pervenuta in tempi assai più recenti. La convergenza delle due scuole non può che essere salutata come circostanza positiva foriera di ulteriori progressi dell’intera società civile.
La crescente consapevolezza che la Rsi imponga all’impresa approcci e comportamenti affatto diversi dal passato è la premessa dell’introduzione del bilancio etico-sociale; nuovi valori e nuove missioni si affiancano a valori e missioni tradizionali, sintetizzabili nelle ricerche dello sviluppo, della competitività e della redditività. In questa visione, nuovi compiti e nuove responsabilità, collettivi e individuali, vanno delineandosi e i soggetti coinvolti aumentano per numero e per importanza del loro ruolo.
Anche l’Università Anglo Cattolica San Paolo Apostolo esprime l’auspicio che il tema del bilancio etico-sociale dell’impresa non sia ridotto a rituale esibizionistico da finalità sostanzialmente promozionali e propagandistiche e privo di reali contenuti. Perciò: A) poiché da qualche tempo è esploso nel nostro Paese, sulla scia di quanto già prodotto da tempo in America prima e poi in Europa, un forte dibattito in merito alla responsabilità sociale dell’impresa (Rsi) intesa quest’ultima come un nuovo modo di “fare impresa” ; B) poiché con il termine Rsi si definisce “ l’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate”; C) poichè a dare attualità al dibattito concorrono due elementi concomitanti: 1) i clamorosi scandali che hanno coinvolto grandi imprese USA, ove l’intero management si è reso artefice, falsificando i bilanci sociali, di vere e proprie truffe nei confronti degli investitori e 2) la crisi economica mondiale legata anche ad una globalizzazione ancora imperfetta; D) poiché tutto ciò ha portato ad una crisi di fiducia generalizzata da parte degli investitori e alla ricerca, quindi, di strumenti idonei  a ricreare quel clima di certezza senza il quale è impensabile rilanciare l’economia; Si debba riaprire , quindi, il dibattito sui rapporti tra etica e finanza, dibattito che, un tempo condotto forse in un contesto puramente accademico, ora debba assumere una valenza di concreta attualità , sia per la situazione economica generale, sia per le mutate esigenze e sensibilità che, con sempre maggiore insistenza, provengono da ampi settori della società civile; Quindi le aziende, proprio per rappresentare le nuove esigenze che il mercato impone, dovrebbero essere portate a contare su uno strumento specifico: il bilancio sociale, che consente di collegare la redditività di un’impresa (elemento che rimane comunque centrale) con la necessità di procedere verso uno sviluppo sostenibile rivolto a favorire l’intera “comunità degli umani”.

 

L’elaborazione, che comincia a diffondersi, del bilancio sociale (o meglio etico sociale) riveste, pertanto, un ruolo cruciale nel caratterizzare la nuova “ missione sociale” delle imprese  per la valutazione della coerenza tra comportamenti reali ed il sistema di valori espressi dall’azienda, attraverso i quali si vuole attrarre la fiducia di tutti coloro (investitori, clienti, fornitori, Istituzioni etc.) che in qualche modo interagiscono con essa.
Con questo dibattito, dunque, si vuole dare concretezza a questo strumento, sottolineando quali siano le ragioni etiche e le necessità pratiche che lo impongono, quale sia l’impatto di questi nuovi comportamenti sulla organizzazione aziendale, quali siano i rapporti tra bilancio sociale e bilancio di esercizio. L’obiettivo è evidenziare come il bilancio sociale possa essere uno strumento in grado di individuare e quantificare in modo più comprensibile e trasparente il valore creato dall’impresa, con riferimento alla valorizzazione dei beni intangibili ed alla misurazione del valore legata alla complessità ed all’incertezza che caratterizzano la gestione dell’impresa negli ultimi anni; gestione che diventa per le aziende stesse una nuova frontiera di competitività,
Si vuole poi sottolineare la forte capacità propulsiva e l’idoneità di incidere sulle dinamiche dei comportamenti responsabili delle imprese che possono avere le Organizzazioni sindacali da una parte e la figura dei Capi del personale dall’altra.
E’ poi il caso di soffermarsi su quanto si può verificare anche nell’ambito degli Enti pubblici, soprattutto quelli a dimensione territoriale, come i Comuni che inseriscono lo strumento del bilancio sociale in tema di rendicontazione dei servizi resi alla collettività, servizi ricollegabili, pertanto, alle scelte politico sociali operate dalle Amministrazioni stesse .
Il dibattito, quindi, dovrebbe articolarsi in due sezioni: Nella prima, si prospetterà il quadro di riferimento, la posizione della Commissione Europea, il ruolo degli Stakeholder, la figura del partner nelle realtà aziendali e l’idoneità delle certificazioni attuali per le attività di rilevanza sociale. Nella seconda, invece, gli addetti ai lavori cercheranno di definire, nei rispettivi campi, quale sia oggi il peso del bilancio sociale e le possibilità di evoluzione di questo strumento, in ordine alla necessità di ridare credibilità all’intero sistema economico, partendo dalle dinamiche sociali che a questo si ricollegano dato che fonti autorevoli esprimono ormai quasi quotidianamente la loro preoccupazione per l’andamento generale dell’economia mondiale i cui effetti sono aggravati, nel nostro Paese, da una sempre più marcata perdita di competitività.
Si ritiene quindi che nei momenti di maggiore crisi ed in mancanza di certezze, esista un solo rimedio possibile: investire nell’innovazione, ricercando nuovi assetti organizzativi, nuovi strumenti operativi, affinando tecniche, programmi e procedure, ideandone di nuove, ma, soprattutto, cercando di aderire ai cambiamenti in corso ed ai nuovi bisogni che li precedono e sostengono. Tra questi bisogni, due sembrano emergere in modo significativo: A) la ricerca di chiarezza e trasparenza (particolarmente avvertita in economia) e, anche in seguito alla caduta o al superamento di molte ideologie, B) il riconoscimento di fini comuni da raggiungere insieme da parte di tutta la collettività, ormai intesa come una comunità degli umani, nella quale individui, organizzazioni ed Istituzioni diventano spesso partner di un medesimo percorso, pur nella distinzione dei rispettivi ruoli e degli interessi particolari di cui sono portatori.
Proprio in ciò sta la novità di questo nuovo approccio; il perseguimento dell’interesse esclusivo di una sola parte comincia ad essere inteso come un potenziale pericolo per la società nel suo insieme.
La crisi mondiale diventa, dunque, uno stimolo per riscoprire questi bisogni e per considerare come un’assoluta priorità il dare fiducia con atti concreti alla collettività, sposandone le nuove e più mature esigenze.
Già a suo tempo il nostro Paese è stato artefice e protagonista di una stagione di accordi tra le parti sociali ed il Governo che ha preso il nome di concertazione. Questo periodo, che ha contribuito non poco a riequilibrare il nostro Paese, è ormai passato: La concertazione è da tempo entrata in una crisi irreversibile. Tuttavia un principio era stato posto: la crescita di una società dipende direttamente dalla capacità dei suoi componenti, pur distinti e distanti tra loro, di giungere alla condivisione di obiettivi di comune interesse da perseguire congiuntamente.
Tale principio è stato fatto proprio, in seguito, dall’Unione Europea e adottato nelle sue politiche sociali ed economiche.
Non è, dunque, una novità in assoluto concepire come in tutte le attività umane – ed in modo particolare in quelle economiche – occorra tener conto di tutti gli interessi in gioco e quindi vedere le persone o le Istituzioni comunque coinvolte come dei veri e propri partner con i quali bisogna prima o poi fare i conti.
La globalizzazione finanziaria ha affrettato e reso più evidente questo percorso ormai obbligato.
In questo momento non è prematuro, dunque, soffermarsi su di uno strumento innovativo, il bilancio sociale, attraverso il quale si può effettivamente operare nel senso sopra prospettato, coinvolgendo parti importanti della società in progetti trasparenti, condivisi e con ricadute positive sull’intera collettività.
Ovviamente, non si tratta soltanto di definire l’aspetto tecnico circa la composizione e la struttura dei bilanci sociali, ma occorre dare spazio agli aspetti teorici, a quelli psicologici, analizzando anche presupposti e direttrici di marcia, per contribuire, in tal modo, al dibattito circa un nuovo modo di fare impresa e alle ulteriori prospettive che su questo tema potranno affacciarsi.

Prof. Giovanni Felici

Dott. Gabriele Ratini
e.mail: gratini@gmail.com

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